La Casa Cucco Marino
Serrata
Mapp. 68: 1789/1791
f. 103 (o 403?)
Atti ad istanza di D. Carlantonio Cuccomarino di Serrata,
che ha chiesto dichiarazioni [... stante?]
il Beneficio sotto il titolo del Santissimo Rosario
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Per non rimanere in (... attesa?) i pregiatissimi comandi
di V E a me communicati con sua venerata carta segnata sotto il dì 13 ottobre
del prossimo passato Anno, in seguito d'istanza di D. Carlo Antonio Cuccomarino
di Serrata di doverle io riferire ciò che mi occorre sulla natura e qualità del
Beneficio sotto il titolo del SSmo Rosario eretto nell'Altare sotto (esso?)
titolo in detta Serrata e di doverle parimenti rimettere, qualora vi
esistessero le copie legali della fondazione ed erezione in [...?] e dire in
che maniera, come si era provveduto, ho fatto diligenziare le scritture
beneficiali, che in questo archivio si conservavano, ed essendosi ritrovate
quelle relative al suddetto Beneficio del SSmo rosario, ho fatto estrarre le
copie dell'Istromento di Fondazione, e del Decreto di erezione che colla dovuta
legalità compiego a V E rassegnandole in oltre che il (nomato?) Beneficio si è
provveduto da questa Curia a nominare presentazione di quelli della famiglia
Cuccomarino, come appare dagli atti istituzionali del Beneficio medesimo. Chè
quanto debbo a V E in [...?] adempimento de' suoi autorevolissimi comandi,
mentre implorandomi la continuazione di chi con profond'ossequio mi rassegno
Mileto 23 gennaio 1790
D. VE Rssima
Mons. Salvadore Spinelli Vescovo
e Presid.e della Reg. Giunta di Catanzaro
[firma non leggibile]
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Copia = In dei nomine Amen. Anno a [,,,] Dni 1724 secunda
indizione, die uno [...?] septembri in hac terra Serrati [...] comitatus
Borelli sub Pontificato Ssmi [...? 7 parole non leggibili] Benedicti Papa
decimi tertii anno ejus [... 2 parole] Amen. [... 9 parole] ex roganti Pqo
Bruno Cucco Marino a Melicuccà Soreti
[... quattro righe e mezzo non leggibili]
...come ha da molto tempo che per la gran divozione che
ho portato e porto alle anime, ho pensato istituire un [...?] Beneficio de jure
Patronatus Laicorum sotto il titolo del SSmo Rosario e Purgatorio sopra
l'[...?] miei Beni nominando, ed assegnando per [...?] Beneficiante di detto
Beneficio il mio germano fratello Ch. Domenico Fran. Antonio Cucco Marino vita
sua durante, e per li discendenti legittimi [...?] maschi ed in difetto le
femine dal Dr. Fis.co Zaccaria Cucco Marino, pure mio germano, tutti
coll'obbligo di celebrare, e far celebrare una messa la settimana nell'Altare e
Cappella del SSmo Rosario e Purg.o eretto dentro questa Chiesa Parrocchiale di
Serrata. Finchè detto Ch.o, e descendenti ut prima abiteranno qui, o nella
Cappella ed Altare del Rosario di qualunque luogo [...?] anderà, ed anderanno,
ad abitare altrove per le Anime mie, e delli miei ascendenti, descendenti o
collaterali, e colle condizioni, come segue. Pertanto oggi ind.o giorno in
presenza delli sottoscritti testimoni, costituisco, eriggo e fondo detto
Benef.o semplice sotto il medesimo titolo del Rosario e Purgatorio de jure
Patronatus Laicorum ut supra, ed assegno, e consegno in dote [...?] di detto
[...?] Beneficio in perpetuum. In primis assegno un annuo censo [...?] di
carlini trentasei per il capitale di ducati quaranta alla ragione
====
del nove per cento dovuti d'Alfonso Guerrera e figli
sopra la casa ad uso delli medesimi sita e posta in questo luogo di Serrata
limite la casa di Fra.co di Dom.co Vinci di Mattia Piccolo di Fran.co e
congiunti dell'Eredi di [...?] dell'eredi di Fabrizio Raganesi, e altri, come
per istrumento rogato a mano di Notar Carlo Guerrera allo quale. Item
assegno in dote di detto Beneficio un [...?] annuo [...4 parole] di carlini
quindici per il capitale di ducati quindici sopra le vigne del Ch.o Fran.co
Cozia (?) [...?], e poste in questa terra di Serrata in contrada La Chiusa (?)
[...4 parole] come per istrumento legato a mano del med.o Notar Paolo Guerrera
allo quale. 3 Item un capitale di ducati 30 sopra la casa, ed arti [...?] delli
eredi di Dom.co Blasi comprati dal Rev. P. Giov. Blasi con miei propri danari,
come a istrumento rogato per mano del medesimo Giov. Blasi allo quale. E più
l'assegno e consegno tre carlini di censo ent.co, che mi devono ogni anno sopra
le loro case site in Serrata, l'Eredi di Agostino [...?], eredi di Fran.co
Blasi e Gennaro [...?], come per istromento rogato dal fu Notar Lorenzo Loccisano
di Candidoni, allo quale. Item doto, assegno e consegno in dote di detto
Beneficio la Chiusa, o (possessione?) (di dello?) Sig. Felice Soldanieri [...4
parole] con le case vecchie e nuove poste in questo predetto luogo di Serrata
di capacità di tomolate dodici in circa, (alborate?) di olivi, celsi neri,
bianchi, vigne ed altri alberi fruttiferi, sita e posta in questo med.o luogo
limite la via [...?] da due lati le case di altri particolari limite la [...?]
convicinali per dove pure essa Chiesa ha l'entrada limite la vigna del con.to
de' Conventuali di Dorello di D. Domenico Gullo e di Giovanni Montorro.
Quali beni stabili, censi, e case, ut supra voglio che
siano in perpetuo di Jus Patronato e [...?] di detto Ch.o Dom.co Fran.co Ant.o
Cucco Marino mio Beneficiario nominato ut supra e seguita la di lui morte delli
descendenti di D. Fisico col peso di celebrare o far celebrare una messa la
settimana nell'Altare del SSmo Rosario e Purgatorio
====
eretto dentro questa mia Chiesa Parrocchiale di Serrata
finché detto mio primo Beneficiato e descendenti ut supra dimorerà e
dimoreranno in questo medesimo luogo, esso ditto primo mio beneficiario e
descendenti ut supra dimoreranno in Melicoccà o in Napoli, in qualsivoglia
altra terra, e casale, voglio che abbia l'autorità di celebrarla, e (darla?), e
celebrare nella Cappella, o Altare del SSmo Rosario, e di trasferire detto jus
Patronato con tutti[...?], ragioni e (dovunque?) il primo beneficiante [...2
parole] descendenti abbiteranno ed essendovi dove abbiterà, ed abbiteranno
Cappella o Altare del Rosario, che sempre siano obbligati od obbligato
celebrarla, o farla celebrare nella Cappella del Rosario come pure se li
discendenti del Sig. Dr. Fisico non saranno, o non sarà [...2 parole] voglio
che in tal caso detti discendenti Beneficiari prima della linea mascolina e poi
della linea femenina in mancanza della linea mascolina [...?] di porre un
Cappellano [...2 parole] ed eligibile dal Beneficiario pro tempore che debba
celebrare detta messa a settimana nell'altare del Rosario e Purgatorio, dove
dimorerà e dimoreranno detti Beneficiari pro tempore,e pagare a detto
cappellano, celebrerà detta Messa la settimana (soli?) docati cinque e (+?)
elemosina di detta messa la settimana ed il più renderanno detti beni ut supra
donati siano di detti beneficiati [...2 parole] ed in caso che detti beni
stabili, censi e case ut supra donati si deteriorassero e rendessero meno di
detti docati cinque voglio che tutto quello renderanno meno di docati cinque
fossero obbligati detti beneficiari pro tempore far celebrare un anniversario
per l'anima mia, con far celebrare tante messe quante potranno, quia più
concedendo pure autorità a detto primo Beneficiario, e descendenti, ut supra,
in caso si ritirassero od alcuno di essi si ritirerà ad abitare in Melicoccà, e
vorranno trasferire detto beneficio nella Cappella del Rosario di detta terra
possano, o possa ogni beneficiato, e successori, ut supra permutare o vendere
detti beni
====
assetti, e censi, ed applicarli in compra di altri beni
terreni e densi del territorio detto Soreto o di altrove [...alcune parole
illegibili] e non permutandosi o non vendendosi detti beni ut supra, voglio che
detto Primo Beneficiato e successori possano, e possa celebrare, o far
celebrare una messa la settimana, epure far l'anniversario in mancanza di dette
rendite dove dimorerà detto Beneficiario e successori beneficiari descendenti,
ut supra, e detti Cappellani [...3 parole]. Item voglio che (detto?) semplice
beneficio sia de jure patronatum laicorum con tutti que' privilegi e
prerogativi che da' sagri canoni [...?] apostoliche, bolle pontificie e
decretisono stati concessi [...5 parole] in beneficio, e a favore de' Jures
patronatus laicali [...alcune parole]. Item voglio nomino, creo e faccio primo
beneficiario di detto beneficio a detto mio fratello germano chierico Domenico
Francesco Antonio Cuccomarino
[7 righe non si leggono]
Beneficiato successore quale come dissi voglio che si è e
siano li discendenti legittimi, e di legittimo matrimonio di Don Dr. Fisico
Sig. Antonio Zaccaria Cuccomarino, e mancandosi di mascoli [...2 parole] in tal
caso coglio che detto jus patronato passo alle femine legittimamente
descendenti da don Dr. Fisico, e mancandosi li discendenti mascoli e femine sia
detto beneficio delli parenti collaterali, referendo sempre il grado più
prossimo, e li consanguinei (alli?) affini, e li mascoli alle femine [...2
parole]. E prometto congiurando racto pectori
=====
more la presente fondazione, dotazione e nomina ut supra sempre
averla [...?] grata, e ferma, e non revocarla o renunciarla. Pro quibus omnibus
[...la fine dell'atto è illegibile].
L'atto termina con la formula di autorizzazione
all'istituzione del giuspatronato: bolla intestata "Hercules Michael ab
Aragonia … Franciscus Cianus Vicarius Generalia…", data in
Mileto, il 2 gennaio 1725. I titoli di fondazione e il decreto della curia
vescovile del 2 gennaio 1725, sono allegati al n. 274 di repertorio dell’Archivio
Storico Diocesano di Mileto.
Onde chiarire l'estensione delle terre indicata qui e in altr pagine, si
precisa che una tomolata corrisponde a circa 0,33 ettari.
uesto è uno degli atti più antichi al momento in nostro possesso circa la Casa
Cuccomarino (o, meglio, Cucco, quindi Cucco Marino ed infine Cuccomarino).
l primo della Casa Cucco di cui si hanno notizie
certe è il Reverendissimo Sig. U.J.D. don Zaccaria
Cucco
(così viene indicato nell'atto di matrimonio del figlio Bruno), Regio
Notaio, vivente nel 1705 e con ogni probabilità nato prima del 1650. Di
lui abbiamo un atto rogato nel 1705 in Melicuccà di Soreto, in cui il
magnifico don Prospero Protopapa vende, per la somma di 50 ducati, un fondo
all'Arciprete Charny, della stessa terra.
iglio
di don Zaccaria, che aveva sposato Girolama (o Geronima) Protopapa,
figlia del M.co D. Giovambattista, barone si Suprà e Corticosa, fu don
Bruno, che sposò, l'11 maggio 1677, a Melicuccà, la M.ca D. Dianora
Marino da Arena, figlia del perillustrissimo UJD D.
Stefano Marino e della M.ca D. Candida Rascaglia..

Marino erano un'antichissima e nobile famiglia di Arena, da dove si diramarono in
Nicotera e, molto probabilmente, in Gerace, ove si ritrovarono ascritti a quel patriziato, e forse anche in Nicastro ed Amantea.
Nella prima metà del Seicento i fratelli Giacomo e Diego Marino di
Arena, si trasferirono a Nicotera, dove dal matrimonio di quest'ultimo
con donna Bella Casaforte, nascerà don Onofrio Maurizio Tommaso il
quale, unitosi alla nob. Lucrezia Brancia della stessa Terra, avrà
Margherita, che porterà nella famiglia del marito, don Giovan Battista
Prenestino, l'eredità di questo ramo dei Marino.. Fin
dal 1250 risultano come proprietari in Arena (così come anche la
famiglia
Protopapa). Un Riccardo de Marino risulta possedere proprietà per
tareni (tarì)
19 e grana 4 (1). La posizione di assoluto spicco della famiglia Marino
nell'Arenese (ed anche, come si vedrà, in altre aree della Calabria
Ultra) emerge chiaramente da un documento ritrovato di recente presso
l'Archivio di Stato di Napoli (ASN, Regia Camera della Sommaria, Partium, 13 (ex Licterarum Parcium 4 anni 1523 usque ad 1534), ff. 209v-210r),
datato 25 febbraio 1530, attraverso il quale la Regia Camera della
Sommaria ordina ai tesorieri delle provincie di Calabria Citra ed Ultra
di rispettare le franchigie di cui godono Giovanni Tomaso, Princivallo,
Tiberio e Giambattista de Marino, figli ed eredi di Giovannello, in
virtù del privilegio concessogli dal Vicerè Principe di Orange il 31
luglio 1529:
Pro heredibus magnifici quondam Joannelli de Marino de Melicucca.
Magnifice vir etc. Per parte deli magnifici Joan Thomase, Princivallo,
Tiberio et Joan Baptista de Marino figli et heredi del quondam
magnifico Joannelli de Marino de Melicucca de quessa ad vui decreta
provincia è stato exposto in questa Regia Camera como presentandove
lloro [sic] privilegio dela franchitia che teneno deli fochi et rata de
loro beni et mercantie mobile et stabile, habiti et habende existente
in le provincie de Calabria citra et ultra tanto deli pagamenti
ordinari como extraordinari donativi regii et altri de qualsevoglia
vocabulo imposti et imponendi ad epsi et loro heredi et successuri in
perpetuum, concesso per la bona memoria del Illustrissimo Signor
Principe de Orange tunc viceré, locumtenente et Capitaneo generale dela
Cesarea M(aies)tà in quisto regno datum Neapoli ultimo mensis iulii
1529 et exequtoria de questa Regia Camera de super expedita data
Neapoli in Regia Camera Summarie die XXV° februarii 1530, per vui seli
fa difficultà in observarle dicta franchitia sub pretextu che non sono
stati deducti li loro fochi in lo cedulario ad vui tradito et li
pagamenti fiscali ordinarii sono consignati al serenissimo Re de
Ungaria fratre de sua Cesarea M(aiest)à in loro grave danno, preiudicio
et interesse, supp(lica)ce provedessemo a loro indemnità. Et parendone
loro domanda iusta ve facimo la presente etc. che debeate observare et
fare observare a dicti exponenti et loro heredi et successori la
inmunità ad epsi concessi iuxta lo tenore et forma de dicto privilegio,
littere exequtoriale et provisione de questa Regia Camera sup(ra) ciò
ad loro instantia expedit. Le quale iuxta carum seriem, continentiam et
tenorem le exequerite et observarite excomputando ala dicta università
de Melicucca la rata ad epsi exponenti tangente per loro fochi et beni
predetti. Non obstante che al cedulario expedito per questa Regia
Camera non ne sia facta mentione acteso che ala liquidatione delo
assignamento che de presenti se fa alla predetta Serenissima M(aiest)à
del Re de Ungaria di quello li vene ad mancare [f. 210r] ad complimento
deli ducati seymilia v’ha deducta dicta inmunità da quessa provincia et
se li da, como è decto, lo equivalente excambio. Et cossì exequirite et
non altramente, recuperando da epsi et etiam da dicta università
quelibet anno testimoniale del excomputo de dicta franchitia, quale una
con la copia auctentica dela presente ve saranno admessi et facti boni
al rendere de vostri computi et la presente restituendo singulis
vicibus al presentante. Non fando [sic] . Datum etc. Die decimo mensis
octobris millesimo quingentesimo tricesimo.
Jhieronymus de Fran(cis)co locum(tenen)s.
Andreas Stinca rationalis
Jo(hannes) Bap(tis)ta Coronatus magister actorum
l "Rev.mo Sig. Domenico Marino" e suo figlio D.
Saverio Marino compaiono in un atto notarile del 1705, rogato in Grotteria, dove D. Domenico è
proprietario di un trappeto. Altri Marino compaiono nei registri parrocchiali
di Arena nella prima metà del 1700: il magnifico
don Stefano appare come padrino di cresimati nei registri parrocchiali
della Parrocchia di Santa Maria de’ Latinis il 22 aprile 1719 ed il 15
settembre 1731 è padrino al battesimo di Caterina Cesarelli, figlia del
magnifico don Domenico e della magnifica donna Angela Speciali; il magnifico Nicola Marino è padrino di
cresima di don Pasquale Cesarelli, l’8 giugno 1721, e di Gaetano Mandica,
il 24 gennaio 1724.
a
famiglia Marino risulta oggi estinta in tutti i suoi rami, essendo i
Cucco Marini gli ultimi discendenti a portarne il cognome.
figli di D. Bruno annessero al proprio
il cognome materno, dando origine così alla famiglia Cucco Marino.
igli di D. Bruno e D. Dianora furono :
· Zaccaria I, nato l'11 febbraio 1681
· L’U.J.D. chierico don Domenico Francesco
Antonio (1694 - 3/03/1776)
· Il dottor fisico magnifico don
Zaccaria II nato a Melicuccà l'11 giugno 1687 e deceduto a Serrata il 20 ottobre 1753
·
La magnifica donna Elena
ei quattro fratelli, due erano avviati alla carriera ecclesiale; di questi,
l'U.J.D. don Bruno (o Brunone), maggiore dei quattro, era parroco della
parrocchia principale di Serrata, nonché Notaio Apostolico “per totum orbem”,
come riportato nella bolla di istituzione del Giuspatronato sotto il titolo del
SSmo Rosario: beneficio, dal titolo esatto "del
SS. Rosario e dell’Anime del Purgatorio", che era stato
istituito all’altare omonimo nella Chiesa Parrocchiale di Serrata da don
Bruno Cucco Marino già l’1
settembre 1704 mediante atto notarile rogato da notaio
apostolico, col peso di una messa la settimana, la riserva del padronato, e l’assegnazione
di una dote consistente in un fondo detto "la
Chiusa" ubicato nel territorio di Serrata e confinante con i
beni di Giovanni Montorro, che dava una rendita annua di venti ducati, più
altri annui sei ducati circa in tanti censi. L'U.J.D. don Domenico Francesco
Antonio, minore dei quattro, era chierico. Dei due fratelli laici, il magnifico
don Antonio Zaccaria (spesso indicato col solo nome di Zaccaria; in effetti l’unico
documento con il nome Antonio è lo stesso atto di giuspatronato) era dottor
fisico, ed aveva sposato la baronessa magnifica donna Eleonora, figlia o forse nipote del barone magnifico don Prospero Protopapa di Infrataré. Di tale matrimonio non
possediamo l’atto, né il contratto prematrimoniale – che sarebbe
davvero interessante leggere – ma ne troviamo attestazione nella bolla di
istituzione del Giuspatronato prima ricordato, oltre che nei registri
parrocchiali ai battesimi dei loro numerosi figli. Don Zaccaria, che con donna Eleonora
abitava lo splendido palazzo Cuccomarino di Serrata, di epoca rinascimentale e
costituito da una cinquantina di stanze, fu inoltre Sindaco dei Nobili del Contado di Borello nel 1747 (2), affiancato da don Domenico Santacroce di Barletta, don Antonio
Argirò e don Domenico Gallucci per la formazione del catasto.
a sorella, donna Elena, era sposata con il
fratello di donna Eleonora, il
barone don Carlo Protopapa, con il quale viveva
in Melicuccà.
ome detto, non è chiaro se donna Eleonora
fosse figlia o nipote di don Prospero. Negli atti di un processo
celebrato nel 1736 presso
la Corte Ducale di Soreto, conservati nell'Archivio Caracciolo di Arena (noto
anche come Archivio Scalamogna)
- consistente in una disputa tra il barone Protopapa e il magnifico don
Zaccaria Cucco Marino, da una parte, e gli eredi dell'Arciprete Leone Charny,
dall'altra, per un fondo chiamato Baccarigo
- don Prospero sostiene che tale fondo non fosse suo, ma di suo figlio, Gio.
Battista, vivente nel 1705, e che, al momento dell'udienza, era posseduto dalla
magnifica donna Alianora
Protopapa e, a titolo dotale, dal magnifico don Zaccaria Cucco
Marino. Pertanto, Giovambattista Protopapa era figlio, probabilmente
primogenito tenendo conto che nel 1705 era già proprietario di terre, del
barone Prospero Protopapa, il quale, infine, aveva un quarto figlio, don Francesco Protopapa,
che sposò donna Raimonda
Sciomà.
all’Archivio Storico Diocesano di Mileto, Fondo benefici, Cartella Serrata,
apprendiamo che nella Chiesa parrocchiale di Serrata, all'epoca casale di
Laureana di Borrello, oltre l’altare maggiore sotto il titolo di S.
Pantaleone Martire, esistevano quattro cappelle universali: la Cappella
sotto il titolo di S. Maria della Pietà, la Cappella sotto il titolo del SS. Rosario, di giuspatronato della famiglia
Cuccomarino, la Cappella del SS. Sacramento e la Cappella della SS. Annunziata.
ella stessa chiesa vi erano inoltre altre
due cappelle di giuspatronato: la Cappella di S. Nicolò Vescovo, de jure
patronatus gentilizia della casa Lo Giacco; e la Cappella di S. Maria del Carmine, anch’essa
de jure patronatus gentilizia, delle case Cucco Marino e Macrì, la quale si
governava dalle medesime con proprie rendite. Quest’ultimo giuspatronato
era stato istituito nel 1748 dal sacerdote don Domenico Cucco Marino e da
Domenico Macrì di Serrata, con l’obbligo di celebrare due messe la
settimana, destinandovi diversi censi che rendevano ogni anno ventitré ducati e
che gravavano sulle terre denominate Lampalatro e Arcolitro (o Accolito ?) siti
in agro di Serrata, Pignataro in Dafinà, la Forestella, li Cuturelli e S.
Giovanni in territorio di Melicuccà di Soreto. I titoli con il decreto della
curia vescovile del 2 dicembre 1748, sono allegati al repertorio distinto con
il n. 278.
empre don Domenico Cucco Marino risulta,
nel 1767, fittuario del Beneficio
di libera collazione sotto il titolo di Santa Maria dell’Idria eretto
in proprio Altare del medesimo titolo dentro la Chiesa posta nel casale di
Serrata. La Chiesa rurale con il titolo di Santa Maria dell’Idria era
sita nelle adiacenze dell’abitato di Serrata, nel feudo detto Talaja (di
cui la famiglia Galluccio e per successione la famiglia Galluccio Protopapa
risultavano feudatarie ab antiquo),
ed era stata voluta da don Domenico Galluccio Protopapa di Caridà, che
l’aveva
dotata con atto notarile dell’1 novembre 1750. Per il mantenimento di
detta chiesa era stato assegnato un fondo dell’annua rendita di
cinquanta
ducati. La Curia Vescovile di Mileto aveva emesso due decreti per
assenso per l’edificazione,
dotazione di chiesa, con trasferimento nella medesima del peso di due
messe già gravanti alla chiesa parrocchiale di Borrello, secondo quel
suo atto di
fondazione, che soltanto vien citato nel primo dei due decreti. La
chiesa
confinava con i beni del rev. sac. Domenico Sarlo e quelli del sac.
Bruno
Montorro e di Antonino Luca Zullo di Serrata. Era “bellissima e di
elegantissima forma e struttura, alta di palmi 22, larga e ampia palmi
17 e lunga 33 con un solo altare. Nelle vicinanze non vi erano altre chiese, ed
era distante 2 miglia dal luogo abitato più vicino” (3).
ancano i volumi pertinenti a detto Beneficio;
solo fra le carte volanti di materia beneficiale, si è rinvenuto un foglio che
porta in calce la seguente firma: Arciprete Domenico
Cognetti Vicario Foraneo, dato dal Paese di Candidoni il 9 giugno 1767, nel quale foglio si trovano
descritti i beni, e le rendite del beneficio medesimo.
i trattava, in definitiva, di una famiglia
cospicua, con importanti alleanze familiari e titolare di almeno due
giuspatronati ed una cappellania.
on Brunone Cucco Marino si ammalò “di
febbre maligna” il 25 dicembre 1735 e morì il 6 gennaio 1736.
Venne sepolto il giorno seguente “cum pompa solemni
more maioris in suo sepulcro … lapide posita” ( “… con
pompa solenne, secondo l’uso dei suoi avi, nel suo sepolcro … dove
venne posta una lapide” ) (4). Curiosa, per
un sacerdote, la coincidenza di ammalarsi il giorno di Natale e morire il
giorno dell’Epifania. Peccato che i cambiamenti occorsi in Serrata, tanto
per opera della natura che degli uomini, abbiano distrutto le antiche chiese,
negandoci così la conoscenza diretta della sepoltura di don Bruno e delle varie
cappelle di cui si è detto fin’ora.
l magnifico don Zaccaria e la magnifica
donna Eleonora Protopapa ebbero numerosi figli.
l primogenito, il magnifico don Carlantonio Mariano
Domenico Gaspare Melchiorre Baldassarre Marino, venne
battezzato a Serrata il 9 settembre 1727 (5). Destinato ad avere una vita
splendida, fu invece protagonista di un’esistenza turbolenta e, a volte,
infelice. L’elenco dei beni a lui intestati nel 1767 è riportato nel Libro
dei Censi del Marchese di Arena e Duca di Soreto (6). Si tratta di un documento importante,
perchè evidenzia, attraverso lasciti ereditari, la consistenza dell'alleanza
delle famiglie Cucco e Marino, culminata, come già detto, con la nascita della
famiglia Cucco Marino.
on Carlantonio risulta essere stato
sacerdote secolare in Melicuccà di Soreto nel 1775. Sappiamo che avverso di lui
il 27 giugno 1776 venne inoltrata querela da parte di un tal Margiotta
Francesco; secondo costui, don Carlantonio avrebbe ingerito illegittimamente
nell'elezione del sindaco del tempo. La cittadinanza di Melicuccà era infatti
divisa in due fazioni, avversarie da lungo tempo; una facente capo alla
famiglia dei baroni Carnì (Charny) e l'altra alle famiglie baronali dei cugini
Cuccomarino – Protopapa, essendo don Carlantonio a capo di
quest'ultima fazione. Don Carlantonio avrebbe, secondo l’accusa,
utilizzato ogni mezzo, fino alla distribuzione di regalie, al fine di far
eleggere a sindaco un uomo della sua fazione. Nel processo che ne seguì don
Carlantonio venne assolto. Tuttavia, nel febbraio
l secondo figlio del magnifico don
Zaccaria e della magnifica donna Eleonora Protopapa, il magnifico don Domenico Carlo Maria,
ebbe una fortuna del tutto diversa. Aveva sposato prima del 1755 un’altra
figlia del banchiere - armatore Baghalà, donna Paola, ed aveva ottenuto nel 1755 dal
marchese Caracciolo d’Arena l’appalto della cedola fiscalaria per Soreto
e San Nicola, ufficio che
tenne fino al 1777. Trascorse una vita che immaginiamo tranquilla ed agiata,
nel palazzo avito, ed ebbe sette figli (7):
· donna Maria Antonia Eleonora Petronilla, battezzata il 23 mar 1755, madrina D.
Petronilla Gioire “uxorata
civitatis Palma”, per procura della vedova Maria Cucco;
·
don Francesco Antonio, battezzato il 3luglio 1757 , madrina Maria Cucco
– f. 12
·
don Carloantonio Antonino Bruno, battezzato il 13 agosto 1759 –
madrina Maria Cucco – f. 32
·
donna Caterina, battezzata il 24 luglio 1762 , madrina Maria
Cucco
·
don Antonio Maria Zaccaria Ferdinando, battezzato il 29 mar 1765, madrina Maria
Cucco
·
don Giuseppe Maria Ferdinando, battezzato il 26 sett. 1767,
madrina donna Anna Cuccomarino
elle figlie, donna Maria Antonia Eleonora
Petronilla sposa il 16 dicembre 1785 il nobile don Carlantonio Gully e
muore a Serrata, per quel che sappiamo senza figli, il 23 ottobre 1802, all’età
di 47 anni. Donna Caterina sposa il 3 maggio 1784 il nobile don Gennaro Aloe, da
Dipignano in provincia di Cosenza, figlio di don Matteo e donna Felicia de Laurentiis.
ei figli, don Francesco Antonio decise di
intraprendere la carriera ecclesiastica; ma morì giovane, nel marzo 1779,
mentre era novizio in Seminario a Napoli. Don Antonio Maria Zaccaria Ferdinando
morì celibe il 15 settembre 1793; e Giuseppe Maria Ferdinando e
Francesco Antonio Zaccaria probabilmente morirono in giovane età.
omenico contibuì in modo sostanziale a
consolidare il patrimonio della famiglia. Nell'Archivio Notarile di Palmi,
numerosi atti rogati principalmente dal Notaio
D'Agostino a partire dal
1770, dimostrano un'intensa attività di acquisto di terre da parte di D.
Domenico.
’unico figlio maschio di D. Domenico
ad avere discendenza fu il magnifico don Carlantonio Antonino Bruno, che
sposava il 24 Dicembre
ssendo stato il matrimonio del fratello di
donna Francesca, don Nicola, con la nobile donna Giulia Sanchez di Seminara,
improle, alla morte di donna Francesca l’antica e nobilissima famiglia
Protospataro di Laureana si estinse nella famiglia Cucco Marino.
ualche mese prima di sposarsi, l’1
luglio 1794, don Carlantonio aveva costituito una società per l'arrendamento
delle sete dello stato di Soreto, del contado di Borrello e della baronia di
Caridà.
«Nell'ambiente
della seta erano diffuse le società per la gestione degli arrendamenti o degli
appalti. Ne costituirono una l'1 luglio 1794 i Signori Carlantonio Cuccomarino
e Angelo Aronne di Serrata, Luigi Cotronei di Caridà (ora San Pietro di
Caridà), Francescantonio Faccioli ed il Notaio Giuseppe Giusto di Monteleone
per l'appalto delle sete dello stato di Soreto (libre 1.114), del contado di
Borrello (libre 1.763) e della baronia di Caridà (libre 1.280) per il
quadriennio 1794-97 , con l'obbligo “di stare ogn'un di essi sì alla
perdita se mai vi fosse su detti appalti, e pagare ogn'uno di essi la giusta
rata, ed altresì lucrare la sua porzione in caso di lucro”. I componenti
aggregarono altri cinque soci: i sig.ri Gennaro Aloe, Giuseppantonio Faccioli,
Antonio Gallucci, Carlantonio Gullo e Giambattista Merigliano». (9).
razie a tale commercio, che probabilmente
si appoggiava anche all’aiuto della famiglia materna, don Carlantonio
accrebbe alquanto il già cospicuo capitale familiare; ed ulteriormente arricchì la propria Casa acquistando terre dalla Cassa Sacra.
“[...] Dunque, anche
l'esperimento della Cassa confortò la trasformazione del territorio della Piana
in quell'immenso oliveto che noi conosciamo, grazie al passaggio di circa 1300
ettari dalla Chiesa ai privati; nel dodicennio 1784 - 1796 tutto il
comprensorio dovette assistere a una notevole attività di investimenti
fondiari, tanto è vero che spesso alti prezzi si realizzarono proprio là dove
gli acquirenti mirarono a impadronirsi contemporaneamente di più fondi e dei
più estesi [...]. A Laureana su 18 compratori quattro si assicurarono i tre
quarti delle terre e del valore: Carlantonio Cuccomarino da Serrata (6382
ducati), Giuseppe de Marco da Laureana (3233 ducati), Giovambattista Merigliano
da Caridà (2977 ducati), Geronimo Paparo da Laureana (2977 ducati); nel vicino
distretto di Radicena, Francesco Antonio Zerbi acquistò per 823 ducati sui
complessivi 2088 ripartiti tra undici compratori; a Polistena il solo Domenico
Antonio Lombardo acquistò per 8000 ducati [...]” (Nota 37: Per il
Cuccomarino, cfr i vari contratti per notar Ammirà, 7 novembre 1791). (10).
on Carlantonio e donna Francesca ebbero 6
figli.
rimogenito fu don Domenico Nicola Francesco Antonio Bruno,
nato a Serrata il 13 aprile 1797, che fu sindaco di Serrata nel 1828 e nel
1838, e che nel 1832 sposò donna
Michelina d'Antona di Acquaro, figlia del nobile don
Domenico e donna
Anna Bardari.
on Domenico e donna Michelina ebbero
cinque figli:
·
don Carlantonio, nato a Serrata il 7 aprile
·
don Francesco, nato a Serrata il 21 agosto 1835 ed ivi morto il
29 marzo 1853
·
donna Maria Francesca, battezzata a Serrata il 25 gennaio 1837, che il
20 gennaio 1867 sposerà il cugino don Carmelo Cuccomarino, figlio dello zio
Carmelo e di donna Gaetana Filaci
.
don Domenico, battezzato a Serrata il 12 ottobre 1838 (Libro dei
Battesimi del 1827 n. 464), che sposerà donna
Giuseppa de Fazio, dalla quale avrà come unico figlio, nel
1862, don Pasquale,
morto senza discendenza.
a
mancanza di discendenza dei figli maschi di don Domenico Nicola Francesco
Antonio Bruno trasferì la primogenitura ai discendenti del secondogenito di don
Carlantonio e donna Francesca, l’U.J.D.
magnifico don Francesco Antonio Maria Carmelo Antonino, nato a
Serrata il 6 gennaio 1800. Fu sindaco di Serrata nel 1824 e di Dinami nel 1833 –
34. Sposò il 10 marzo 1832 la baronessa
magnifica donna Ippolita Galluccio, patrizia del seggio di Nido
in Napoli, figlia del magnifico
don Francesco Galluccio, 10° barone d’Abruzzo, e della magnifica donna Maria Giovanna Magisano.
Don Francesco e Donna Ippolita, dopo il matrimonio, si stabilirono a Melicuccà,
andando ad abitare nel palazzo Cuccomarino, sito nella piazza principale del
paese, davanti la chiesa arcipretale, ed oggi non più esistente, essendo stato
sconsideratamente abbattuto in epoca recente per edificare sul suo suolo alcune
orribili case. Ebbero tre figli: donna
Maria Francesca e don
Giuseppe, entrambi morti infanti; e l’U.J.D. magnifico don Carlo Antonio Maria,
che sposerà sua cugina, la baronessa
magnifica donna Raimonda Protopapa. Don Francesco morì a Dinami
qualche giorno prima di compiere i 35 anni, nella notte del 4 febbraio 1835.
egli altri figli di don Carlantonio e
donna Francesca, don Nicola
Giuseppe Maria Antonino, nato a Serrata il 29 gennaio 1804 e
sindaco dello stesso paese nel 1857, e don
Carmelo Giuseppe Pasquale Stefano, nato a Serrata il 7 aprile
1807 ed ivi deceduto, colpito da un fulmine, il 25 settembre 1837, sposeranno
rispettivamente le due sorelle donna
Francesca e donna Gaetana Filaci, figlie di don Carlo e donna
Carmela Migliori.
’ultima figlia di don Carlantonio e
donna Francesca fu donna
Costanza, che morì a Serrata il 27 luglio 1824, all’età
di 4 anni.
La discendenza
primogenita
’U.J.D. magnifico don Carlo Antonio Maria Cuccomarino fu
l’unico figlio con discendenza di don Francesco e donna Ippolita
Galluccio. Nacque a Dinami il 10 agosto 1834. Sposò il 16 novembre 1854, ancora
minorenne, la cugina baronessa
magnifica donna Raimonda Protopapa, figlia del magnifico don
Giuseppe Antonio, barone di Infratarè, Suprà e Corticosa, e della baronessa magnifica donna Maria
Antonia de Felice di Poggio-Rangone.
el contratto di matrimonio tra Carlantonio e Raimonda, stilato il 16
nov 1854, Carlantonio, minore d'età, è rappresentato dallo zio don Nicola,
delegato all'ufficio dal consiglio di famiglia in data 12 settembre 1854.
on Carlo Antonio e donna Raimonda avranno
cinque figli:
·
donna Maria Antonia, nata il 4 dicembre 1856 e morta il 25 novembre
1862;
·
don Francesco Cuccomarino, nato nel 1858 e morto senza discendenza;
·
don Giuseppe Antonio, nato il 2 ottobre 1858;
·
donna Maria Teresa Ippolita, nata il 16 maggio 1861, che l’11 luglio
1887 sposerà il nobile don Giuseppe Antonio
Morabito di Laureana. Il matrimonio sarà senza figli.
arlantonio morì all’età di 40 anni,
il 17 ottobre
l figlio don Giuseppe Antonio, l’unico
con discendenza, sposò la nobile donna
Maria Gesuela Prostimo, di Caridà, ed ebbe tre figli:
·
don Francesco Saverio Maria, nato il 7 aprile
·
don Carlantonio, nato il 7 aprile 1897 e morto nel
·
don Carlo Diego Maria, nato il 24 aprile
on Francesco sposò donna
Bianchina Teresa Ernesta Capodieci di Patti, patrizia di
Modica. Ebbero due figli. Il primo, l’avv. don Giuseppe Antonio Maria, nacque a
Dinami il 18 febbraio 1830. Donna Bianchina moriva due anni dopo, di parto,
insieme con la figlioletta che stava dando alla luce. Don Francesco morì il 15
giugno 1977.
on Carlo sposò la cugina donna Maria Teresa Protopapa,
figlia naturale del barone don Francesco Protopapa, a sua volta figlio di don Vincenzo Protopapa,
fratello di donna Raimonda, e donna
Carolina Mileto. Morì il 27 marzo
’attuale linea primogenita della
famiglia è pertanto costituita dal barone avv. don Giuseppe Antonio Maria, che il 22
marzo 1958 sposò la nobile donna Giuseppina Eleonora Clara Matilde Lombardi,
dei Lombardi d'Arena,
dalla quale ha avuto il barone dr.
don Salvatore Francesco Maria, nato il 23 aprile 1966, Medico
Chirurgo specialista in Chirurgia Generale, sposato il 5 agosto 2004 con la d.ssa donna Mersedeh Valentina Djahandideh;
e la baronessa ing. donna Bianca Maria,
nata il 14 gennaio 1972, sposata con l’ing. Paolo Di Giovanni, di Torino. Dal
matrimonio tra Salvatore e Mersedeh l’8 marzo 2008 è nata, ultima di Casa
Cuccomarino, la piccola baronessina donna Maia.
Con i Decreti Capitolari n. 1008, 1009, 1010 1011del 25 agosto 2010, il Cronista Rey de Armas del Colegio Heráldico Antoniano de Lisboa, Don Francisco Acedo Fernandez Pereira, Duca di Candia, ha riconosciuto e iscritto nel Registro Noble del Colegio i titoli, la genealogia, l'arma di famiglia e l'arma personale del barone Don Salvatore Francesco Maria Cucco-Marino.
Nel settembre 2010, D. Salvatore F. M. Cucco-Marino, a seguito di un processetto di ammissione per prove nobiliari, è stato accolto, iure sanguinis, tra i Cavalieri del Real Capitulo de Caballeros de San Antonio de Lisboa de Arronches (Antigua y Noble Hermandad de San Antonio y del Niño Jesús de la Santa Iglesia Capitular de su Mismo, Venerable y Franciscano Nombre de Arronches, agregada a la Colegiata de Nuestra Señora de la Asunción), ed è estato iscritto nel Corpo Collegiato della Nobiltà Storica dei Regni Ispanici di Lisbona con il titolo di Nobile Cavaliere Collegiato..
Albero genealogico dei Cucco Marino
ARMA DEI CUCCOMARINO: D'azzuro alla banda d'argento,
caricata da una stella (6) d'azzurro accompagnata in punta da un cucco
al naturale, in piedi sopra un colle di verde
La Casa Cucco-Marino ne "I Casati del Sud" di Ciro La Rosa
________________________________________________
(1). G. Crocenti, "La valle del Marepotamo",
Ursini editore, pagina 47
(2). R.U. di
Catanzaro, Cart. U 481 fasc. XVII
(3). ASDM, Borrello
Cartella chiese e conventi, B.II.II.78
(4). Registro dei
Defunti della parrocchia di Serrata, anni 1707 – 1777
(5). Serrata,
Battesimi, Libro del 1707 (1707-1732) - padrini don Carlo Protopapa e la sua
consorte donna Elena Cucco Marino - sorella del padre - di Melicuccà di Soreto
(6). Archivio
Scalamogna - Arena. Vol. unico. Anno 1697 - 1761
(7). I dati che
seguono sono tratti dai Registri Parrocchiali di Serrata
(8). Parrocchia di
Laureana di Borrello, Matrimoni 1753 - 1796 - 24 dic 1794: matrimonio tra il
Magnifico Dominus Carlo Antonio Cuccomarino "loci Serratae" e la Magnifica Domina Francesca
Protospataro "huius predictae civitatis". F. 140
(9). Antonio Tripodi, “Scritti
e documenti per la storia del monteleonese”, Edizioni Mapograf
(10). Augusto Placanica: “Alle
origini dell'egemonia borghese in Calabria”, Società Editrice
Meridionale 1979, pag. 112-113
